Euro 7 a rischio: i Paesi contrari sono in numero sufficiente per lo stop

Italia e Francia guidano il fronte del no: chiedono una modifica delle regole
Alessandro Nodari
Alessandro Nodari
Euro 7 a rischio: i Paesi contrari sono in numero sufficiente per lo stop

Euro 7 è una "riforma inutile per l'ambiente e dannosa", "sottrae risorse allo sviluppo di auto elettriche", oppure ancora "i tempi proposti non sono realistici". Queste in sostanza le critiche di costruttori di auto e politici europei contrari al nuovo standard sulle emissioni voluto dalla Commissione europea. 

E hanno i numeri per bloccarlo. Italia, Francia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia hanno infatti firmato un documento congiunto in cui affermano che parti della legge dovrebbero essere cambiate, soprattutto quelle relative alle emissioni di scarico e ai nuovi requisiti di test. 

Ma qual è il nodo della questione? La Commissione Europea ha proposto un nuovo standard, Euro 7 appunto, che propone per le nuove auto immatricolate dal 1° luglio 2025 limiti leggermente più severi per le emissioni da combustione (troppo poco ambiziosi, secondo gli ambientalisti), ma anche test più rigorosi per evitare il ripetersi del cosiddetto Dieselgate e nuovi limiti per freni e pneumatici. I test sono un punto chiave, in quanto proseguirebbero sulla strada avviata con Euro 6c, poi evolutasi in Euro 6d-TEMP e Euro-6d, e comporterebbero analisi anche all'interno del veicolo.

Questo implicherebbe investimenti gravosi da parte dei produttori, che minacciano tagli ai posti di lavoro (Skoda) e ribadiscono che oltre a essere inutili, devieranno risorse necessarie allo sviluppo di veicoli elettrici (Tavares di Stellantis).

Un altro punto è che i costruttori non assorbiranno i costi, ma li riverseranno sugli acquirenti, con previsioni di aumenti del costo dei veicoli intorno al 3% in media. 

Italia, Francia e Repubblica Ceca ospitano grandi industrie automobilistiche, che evidentemente hanno fatto sentire il loro peso. Ma avrebbero i numeri per bloccare la legge? Sì. Per ottenere l'approvazione in Consiglio europeo, c'è bisogno del sì del 55% dei Paesi membri che comprendano il 65% della popolazione europea. Il no congiunto di Italia, Francia e Polonia basterebbe da solo a vanificare quest'ultimo requisito.

Senza considerare che anche la Germania (altro Stato di grandi case automobilistiche) era all'inizio contraria alla norma e al momento si è defilata, così come il Portogallo.

Sulla mancata firma del documento da parte della Germania, probabilmente ha influito il sì della Commissione europea all'utilizzo di e-fuel proposto dalla Germania per approvare il blocco alle auto a combustione per il 2035. 

C'è però uno spiraglio. Gli otto Stati firmatari del documento propongono altre modifiche, compreso uno slittamento della scadenza per l'entrata in vigore delle regole. Ed è qui che potrebbe arrivare un accordo. Secondo voci di corridoio, al momento si sta studiando un compromesso che comporterebbe l'entrata in vigore della norma a tre anni dall'approvazione.

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